Piana di Vegonno, Varese
Il Roccolo è un orto sensoriale a Daverio. Entri tra i filari, raccogli quello che ti serve per la settimana e paghi quello che hai nel cestino. Niente altro.
Funziona così: arrivi negli orari di apertura, fai un giro nei campi e raccogli tu. Un cespo d’insalata, tre zucchine, i pomodori per la sera. Quello che ti serve, non un chilo in più.
È il motivo per cui non si butta via niente. La verdura non ha fatto un magazzino e un camion prima di arrivare in cucina: era attaccata alla pianta dieci minuti fa. E siccome ci sei tu a staccarla, decidi la misura, il colore e il momento.
Poi c’è la parte che non si vende: mezz’ora fuori, senza macchine, con le mani nella terra. Quella la porti a casa comunque.
Raccolto adesso, non ieri.
L’orto apre a marzo e chiude il primo di novembre. In mezzo si passa dai tulipani alle zucche, e quello che trovi cambia ogni due settimane.
Quarantamila tulipani, piantati a mano uno per uno. I bulbi arrivano dall’Olanda a fine settembre, stanno al fresco e vanno sotto terra a novembre. Poi servono quattordici settimane perché tirino fuori la testa.
Il campo fiorisce a scaglioni, così per quindici o venti giorni i colori cambiano di continuo. Si entra e si raccolgono i propri, con le forbici. Le varietà non sono mai le stesse dell’anno prima.
Quattromila metri quadri di orto, divisi in tre campi e ogni campo in quattro settori. Ogni settore fa una coltura sola, così l’acqua va dove serve e non un goccio più in là.
Si lavora molto di consociazioni, cioè piante messe vicine perché si aiutano: i pomodori con il basilico e il sedano, per dirne una. E tra le verdure ci sono i fiori, che non servono a niente se non a farti venire voglia di restare.
Piantate a maggio, raccolte da metà settembre ai primi di ottobre. Nove varietà, tutte scelte sotto i due o tre chili: una zucca da dieci chili in una cucina di città non ci sta e finisce mezza nella spazzatura.
Ci sono la Hokkaido, con la buccia che si mangia, la Delica, la Iron Cup, la mini Moscato di Provenza. Ottobre è l’ultimo mese aperto e si chiude con la Festa delle zucche.
Il primo novembre si chiude. Si fresa il terreno e si piantano i bulbi per la primavera dopo, poi l’orto sta fermo e riposa davvero: niente raccolta, niente aperture.
Si riapre a marzo, quando i tulipani cominciano a spuntare.
D’inverno qui non c’è niente da vedere. È giusto così.
Niente di segreto e niente di miracoloso. Sono scelte, e si vedono nel prodotto.
Vegonno sta tra Daverio e Azzate, e non ci passi per caso. Lasci l’asfalto, fai quattro curve e ti trovi in una valle verde con dentro poche cascine. Niente macchine. Gente che cammina, bambini in bici, cani.
Il FAI l’ha riconosciuta Luogo del Cuore. Per Jack è più semplice di così: ci viene da quando era bambino, con i nonni, e la maggior parte delle fotografie di famiglia sono state scattate qui dentro.
L’idea, a lungo termine, è tenerla così. Sentieri puliti, valle percorribile a piedi, e la prossima generazione di contadini che se ne prende cura.
Non serve prenotare. Si arriva, si prende un cestino e si gira.
17:00 → 19:00
09:00 → 12:00
Da marzo al primo di novembre. D’inverno l’orto è chiuso e riposa. Nelle settimane dei tulipani e in quelle delle zucche gli orari possono allungarsi: lo scriviamo su Instagram.